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Santa Maria del Pesco



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Santa Maria del Pesco

Anno di costruzione 1300 ca.

IndirizzoVia Dell'Assunta

Coordinate40.6239703,16.94265470000005


Chiesa

Santa Maria del Pesco
Via dell’Assunta

Esterno piazza

A circa 300 metri a sud est dell’antico centro cittadino, sul ciglio occidentale della Gravina Grande sorge la Chiesa conosciuta come Assunta, Santa Maria della Luce o Santa Maria del Pesco, che per le sue peculiarità non cessa di destare l’attenzione e la meraviglia di innumerevoli visitatori, appassionati e studiosi.

Le prime notizie sul complesso rupestre del Pesco risalgono al 1236, ma leggenda vuole che la costruzione della chiesa si debba al voto di un capitano inglese guidato in salvo da un chiarore misterioso durante una notte di burrasca nel mar Jonio. La ricerca della fonte miracolosa portò il capitano sul ciglio della gravina, dove in una delle grotte dell’insediamento rupestre, con l’ingresso rivolto verso il mare, ardeva una lampada votiva davanti a un’immagine della Madonna col Bambino: qui fece edificare una chiesa dalla forma e dimensioni della sua nave, e fu così che il popolo cominciò a chiamarla Santa Maria della Luce e non più del Pesco, da un albero che fioriva lì vicino nei primi di gennaio di ogni anno. Altre fonti fanno risalire la denominazione a “piscus”, ovvero sperone roccioso, ed è proprio in tale posizione che sorge tutt’oggi la chiesa.

Facciata

L’edificio presenta una facciata romanica con alcuni elementi gotici. Il portale principale, a tutto sesto, è accompagnato da un protiro a colonnine decorate da elementi vegetali, animali e fantastici. Il rosone è affiancato da due leoni di profilo su cornici asimmetriche, è a doppia ghiera e presenta nella prima cornice motivi vegetali e in quella più esterna putti e animali. Ha terminazione a cuspide con motivo di archetti rampanti.

L’interno

L’interno è composto da un’unica aula priva di transetto e conclusa da un’abside quadrata. A destra troviamo due monofore a tutto sesto su quote diverse ed esposte a sud, mentre sul lato opposto un’unica monofora ad arco ogivale e un oculo. A destra e a sinistra i portali conducono rispettivamente a un belvedere sulla gravina e a un cortiletto che collega la chiesa all’insediamento rupestre.
Nel corso del tempo la chiesa è stata oggetto di restauri e rimaneggiamenti che ne hanno minato la stabilità: a partire da 1700 vennero quindi innalzati contrafforti, la capriata lignea del tetto fu sostituita con volte a botte e fu creato un pavimento rialzato che dalla soglia portava fino in fondo all’abside, creando nel vano sottostante un ossario pieno di reperti. Dal 1970 al ‘75 ha invece luogo il restauro più recente, nel corso del quale viene ripristinato l’arco trionfale partendo da conci originali recuperati dalla sepoltura, riaperte le monofore e i portali prima murati a causa dell’innalzamento del pavimento, rimossa la muratura antistante il presbiterio, rifatta la capriata lignea e ripristinata la quota pavimentale, caratterizzata da un dislivello di ca. 2,30 metri dall’ingresso principale al piano del presbiterio.

Interno II e III – gli affreschi

La Madonna col Bambino lattante o Virgo Galactophilusa collocata in fondo all’abside sotto la monofora è stata rinvenuta tra i detriti che riempivano la sepoltura ed è datata 1585, mentre l’affresco della Madonna Odigitria (databile alla fine del 1200) con in braccio il Bambino Gesù in atto benedicente, (che tiene in mano una pergamena arrotolata che la Vergine indica con la mano destra: da qui l’origine dell’epiteto, derivante dal greco bizantino Oδηγήτρια, “colei che conduce, mostrando la direzione”), sul lato destro, è stato riscoperto nel corso dei restauri e proviene dalla decorazione parietale della cripta di Santa Maria del Pesco probabilmente abbattuta nel 1300 per consentire la costruzione della Chiesa. Il suo sguardo sembra seguire l’osservatore ovunque vada.

San Leonardo di Limoges, protettore dei carcerati ed eremita. L’affresco si trova in fondo all’abside a destra e misura m. 1,60 x cm. 85. Risale al sec. XIII, è privo della testa ed è raffigurato in atto di benedire alla greca, vestito da una tunica bianca con scapolare marrone su sfondo dai colori pompeiani. A sinistra del dipinto tre offerenti in atto di supplica. Dal lato opposto dell’abside è presente figura femminile, forse una Santa Agnese o altra santa Vergine e martire risalente al sec. XIII e di cm. 85 x mt. 1,60. Sulla parte sinistra del coro invece troviamo tre figure, un frate e un diacono con al centro un’altra figura irriconoscibile e, in ginocchio, l’immagine del probabile committente dell’affresco.

I Santi Cosma e Damiano, martiri: particolare di un trittico sulla parete a sinistra tra i due ingressi alle Cripte adiacenti che mostra i Santi Cosma e Damiano e un santo Vescovo con mitra (probabilmente San Nicola da Mira o da Bari, protettore della Città e della Diocesi di Castellaneta) affrescato su uno strato d’intonaco anteriore. Questo affresco, su sfondo dai colori pompeiani, può datarsi al sec. XIII e misura ca. 2 m x cm 80, mentre San Cosma misura cm 75 x cm 80 includendo la cornice rossa che delimita tutto il trittico. Sulla stessa parete una monumentale Madonna col Bambino in trono, forse risalente alla prima metà del 400. Sempre a sinistra — accanto all’ingresso della porta laterale — una figura di un monaco benedicente (forse un S. Benedetto o un S. Francesco). Altra figura irriconoscibile a destra presso l’altro ingresso.

Le Pie Donne al Sepolcro: affresco del sec. XIV di Scuola Angioina, posizionato a destra dell’Arco che immette nel coro. Molto deteriorato, misura mt. 1,40 x mt. 1,20.

Sulla parete a destra, sotto la monofora, alcuni delicati frammenti di una Annunciazione del sec. XIV.

L’immagine lignea di S. Maria Della Luce, Assunta in cielo: opera scolpita a mano dell’artista Giuseppe Stuflesser di Ortisei (Bolzano) in Val Gardena, eseguita nel 1982 e acquistata col contributo dei fedeli.

Le mensole ai lati dell’altare sono state ritrovate tra i materiali di rimpiego della sepoltura, sembrano raffigurare esseri fantastici (sirene) e presentano affinità con le basi vandalizzate delle colonnine del protiro.

Sul portale più piccolo, che collega a chiesa alla sacrestia, è stata murata una lastra di marmo (48 x25,5 cm) con epigrafe trovata tra i materiali di rimpiego della sepoltura che fa risalire la costruzione della chiesa tra la fine del sec. XIII e l’inizio del sec. XIV. Recita:

“AC(C)CENETI PA(N)DIT QUOD M(ILLE)TRE (CENTI) CUREBA(N)T AN(N)I GENITI T(UN)C V(I)RGI(NI)S AG(N)I CU (M) C (ON) SUMATUM SPECULUM FU IT HOC DECORATUM P(ER) CONTI PALMA(M) Q(UO)D I(N) EDE(M) CON)SPICIS ALMAM”

tradotta così dal Prof. R. Caprara:

…dichiara che milletrecento/anni correvano dalla nascita dell’Agnello della Vergine/quando questa fatiscente spelonca/fu decorata per opera di Contipalmam (?)/(spelonca) che tu vedi in forma di alma Chiesa.

La “fatiscente spelonca” dovrebbe stare a indicare la preesistente cripta di Santa Maria del Pesco abbattuta per fare spazio alla nuova Chiesa.

Cortile

Nel lato sinistro, il portale sormontato da protiro pensile immette in un cortiletto di collegamento al complesso rupestre. I tre incavi rettangolari probabilmente ospitavano delle mattonelle maiolicate con figure di santi.

Il portoncino architravato e sormontato dai resti di una lunetta in fondo al cortile conduce a un ambiente ora utilizzato come sacrestia ma in precedenza destinato al culto, considerati gli affreschi ormai quasi completamente scomparsi a causa dell’umidità: fino al restauro del 1970 questa zona si trovava allo stesso livello dell’ossario.

Complesso rupestre di Santa Maria del Pesco

Esterno
Si trova sul ciglio della Gravina Grande, a Nord della chiesa di S. Maria della Luce e a circa 300 metri dalla chiesetta del Soccorso, posta poco a Sud dell’abitato di Castellaneta in posizione dominante sullo spalto occidentale della Gravina Grande. Si accede al villaggio da un sentiero alle spalle della chiesa dell’Assunta, Questa sponda della gravina abbonda di grotte, caratterizzate da incisioni arcuate con funzione di gronda al di sopra degli ingressi, usate nel tempo come abitazioni, come hospitium per i pellegrini, data la vicinanza alla via Appia e come rifugi per gli attrezzi da lavoro e gli animali. La cripta-cappella del Pesco costituiva senza dubbio un punto di riferimento per la comunità che le animava: la denominazione deriva da “piscus”, ancora presente nel dialetto locale, che significa sperone roccioso o luogo scosceso, proprio la posizione originale della cripta.

Cortile retrostante
Non è possibile riportarne la planimetria o descriverne gli elementi architettonici, ma viene citata in numerose fonti, prima e dopo dell’abbattimento per far spazio alla chiesa dell’Assunta, non per ultimo l’epitaffio oggi murato al suo interno. L’immagine miracolosa della leggenda, databile al 1200, è stata staccata e murata all’interno della nuova chiesa, sulla destra.
La facciata, chiusa in parte da un muro in blocchi di tufo, è collegata alla chiesa da due passaggi verso il cortiletto laterale. L’interno si presenta come un ampio spazio suddiviso in due navate da pilastri di forma irregolare, con tre cappelle rettangolari sul lato settentrionale e un’altra nicchia sul lato opposto. Non rimane traccia della zona presbiteriale e dell’altare, che probabilmente erano posti sul lato orientale in conformità con l’orientamento liturgico, secondo il quale l’abside delle chiese doveva essere rivolta ad Est, verso il punto in cui sorge il sole.
Tra gli affreschi troviamo una Vergine con Bambino identificabile con il tipo della Madonna della Tenerezza, molto presente nella pittura trecentesca pugliese, di cui resta la mano del Bambino; le Sante Caterina e Alessandra in una cappella a Nord e il volto di un Santo anonimo sull’intradosso dell’arco che divide le due navate in corrispondenza della parete Ovest.

Chiesa rupestre della Madonna del Soccorso

Esterno
E’ situata sul ciglio della gravina grande, incorporata e parzialmente abbattuta per la costruzione della chiesetta del Soccorso, oggi anch’essa diroccata. Si pensa fosse una cripta-basilica.

Interno
Gli elementi architettonici superstiti fanno supporre l’esistenza di due navate con due absidi, divise da un pilastro centrale. La navata superstite è separata dall’abside da un arco su cui è incisa una croce greca in un cerchio. Lungo la parete si nota uno zoccolo ricavato nel tufo avente funzione di subsella, ovvero bassa panca. In fondo all’abside destra troviamo l’affresco molto deteriorato di un Santo con barba e capelli bianchi identificato in San Cataldo. Indossa una veste rosso vino su cui è poggiato un oggetto decorato a borchie formate da puntini gialli, rossi e bianchi, forse un libro. Il capo è nimbato con un’aureola giallo ocra delimitata da puntini bianchi. All’aureola segue una fascia a ferro di cavallo di un azzurro sbiadito con decorazioni bianche, intorno alla quale c’è una decorazione a rombi rossi con un puntino scuro al centro.
L’affresco è delimitato da una cornice rossa. Sotto la parte mancante del volto si intravede un altro affresco più antico. A sinistra, sulla fascia azzurra, sono visibili delle lettere bianche e cioè una «S», una «V» e un’altra lettera non decifrabile.

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