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San Michele

Anno di costruzione 1699

IndirizzoVia Ospedale, 2

Coordinate40.63049699999999,16.936120399999936


Chiesa

Chiesa di San Michele Arcangelo
Via Ospedale, 2

Esterno

La Chiesa di San Michele Arcangelo venne progettata nel 1696 da un architetto e monaco riformato, Niccolò Melelli da Lequile, probabile progettista e costruttore della Chiesa del Crocifisso a Galatone (LE). La costruzione, terminata tre anni dopo, in origine si trovava all’esterno del centro abitato in prossimità della Porta Grande ed era stata dotata di un ampio piazzale antistante che all’epoca nessun’altra chiesa della città aveva, nemmeno la Cattedrale, con lo scopo di darle imponenza e spazio per le manifestazioni religiose. Edificata grazie alle offerte dei fedeli e col concorso dell’Università, venne aperta al pubblico nel 1723.

Col passare del tempo San Michele acquisì un ruolo sempre più importante per la città in piena espansione, tanto che nel 1887 l’amministrazione comunale fece aggiungere nel timpano della facciata un orologio, mentre la Congregazione della Carità, in cui si erano riuniti i promotori della costruzione, gestiva un piccolo ospedale annesso alla chiesa. All’inizio del XX secolo venne ceduta alla Curia, e con decreto vescovile nel 1902 San Michele divenne la seconda più grande parrocchia cittadina.

La facciata presenta un doppio ordine di trabeazioni diviso in tre spazi da duplici lesene coronate soltanto al secondo ordine da capitelli ionici. Nel primo ordine troviamo il portale, sormontato da un timpano spezzato e da una nicchia oggi vuota, accompagnato da due tabelle laterali. Nel secondo ordine, tripartito anch’esso, troviamo invece una loggia centrale e due nicchie laterali, coronate da timpani triangolari, lo stesso che accoglie l’orologio cittadino da poco restaurato.
Le paraste che definiscono lateralmente la facciata sono risvoltate, mentre i prospetti laterali sono illuminati da cinque alte finestre per lato.

Interno

L’interno è ad unica navata, terminante con un abside semicircolare e semicatino di copertura, e presenta tre cappelle per lato decorate in gesso a motivi vegetali e floreali, a putti e palmette, intervallate da lesene verticali raccordate agli archi della volta a botte che ricopre l’ambiente.
Il presbiterio ospita l’altare maggiore, in tufo rivestito di stucco dorato, mentre il Crocifisso è inserito in una cornice, costruita negli anni ’30, racchiusa tra due colonne laterali in stucco marmorizzato a capitello corinzio che reggono un fastigio con volute di raccordo in stucco e marmo e due statue di angeli. Su ciascun lato del presbiterio, inoltre, è ricavato un loggiato biforo, collegato direttamente ai locali retrostanti, un tempo destinati all’ospedale. Dal retro dell’altare si accede alla sacrestia.
All’ingresso, sopra il portale, è presente un soppalco ligneo per l’organo (prima sito sul presbiterio insieme al coro) e la cantoria, ricco di decorazioni plastiche, con al centro del parapetto uno stemma nobiliare e una data, 1917, anno di costruzione del soppalco e restauro dell’edificio.

Secondo interno

A sinistra dell’ingresso è collocata una lapide in memoria di un soldato, il sergente Oreste Gorra da Parma del XI Reggimento di Fanteria, morto il 29 gennaio 1864 durante degli scontri tra le truppe regolari e gruppi di briganti locali. Nel territorio di Castellaneta, in particolare, va ricordata l’attività del brigante “U Craparidd” (Crapariello, al secolo Antonio Locaso).

Continuando a sinistra la prima cappella è destinata al fonte battesimale, essendo stato rimosso l’altare preesistente dedicato a S. Teresa, della quale rimane una statua. Seguono l’altare dei SS. Medici e una nicchia dedicata a Santa Rita da Cascia. Entrando a destra il primo altare è stato sostituito dal sarcofago marmoreo del Vescovo Monsignor De Nittis, il secondo altare è dedicato a S. Lucia, ed il terzo è stato disfatto per sistemare il confessionale. In origine gli altari erano sette.

Terzo interno

In alto, nella fascia che separa l’abside dal semicatino di copertura lunettato, campeggiano cinque tele settecentesche sagomate e raffiguranti Angeli che suonano strumenti musicali.

A sinistra sul presbiterio troviamo una tela di G. Nelli, datata 1747 e raffigurante un miracolo dei Santi Medici, mentre in alto a destra un’altra con S. Gennaro Vescovo benedicente.
In alto nella navata, sono poste a sinistra la tela raffigurante la Vergine Immacolata fra Santi, angeli e nobili in preghiera di Ottavio Novata del 1594, e a destra il trionfo di S. Michele Arcangelo sui demoni, risalente al ‘700.

Campanile

La parte superiore del campanile, alto 40 palmi (circa 9-10 metri) e collocato lateralmente, è coronata da una copertura a cipolla che ospita due grandi campane del 1792 e una più piccola risaliente al 1877.

Il motivo della costruzione di questa chiesa non è chiaro, (all’epoca non mancavano chiese più o meno grandi sia all’esterno che all’interno del centro abitato) ma a partire dal 1710 molti atti notarili e documenti d’epoca si aprono con l’invocazione dell’Arcangelo, elemento che potrebbe far pensare che al Patrono della città, San Nicola, fosse stato affiancato un Compatrono. I cittadini del territorio di Castellaneta comunque dimostrano una particolare devozione ai santi orientali oltre San Nicola: sul fianco occidentale della gravina di Santo Stefano e a poca distanza dall’omonima chiesa rupestre, si trova la cripta detta “di San Michele Arcangelo”, all’interno della quale è possibile ammirare tutt’oggi un affresco ben conservato risalente al XII secolo, fedele ai canoni dell’iconografia bizantina e raffigurante l’Arcangelo “Archistratigos”, ovvero generale dell’esercito, con un globo e un’asta in mano e ali aperte ad esprimere maestà e sicurezza, qualità proprie dei protettori della Chiesa. Ipotesi confermata anche dal dono al Santo nel 1716 di un bastoncino di argento dorato, coronato di diamanti ed ametiste da porsi nella destra della statua nelle solennità di Maggio e di Settembre e di una croce ingioiellata di diamanti per San Nicola da parte di Monsignor Onofrio Montesoro, Vescovo della Diocesi dal 1696 al 1723.

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