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San Domenico

Anno di costruzione 1681

IndirizzoVia San Domenico, 22

Coordinate40.6289111,16.938886899999943


Chiesa

Chiesa di S. Domenico
Via San Domenico, 22

Primo Esterno

Anticamente, la chiesa dell’Annunziata sorgeva nella parte meridionale della città vicino le mura, e intorno ad essa fu costruito il convento dei frati domenicani (1412), a cui fu affidata: a Castellaneta i “fratres Ordinis Praedicatorum” si stabilirono grazie all’interessamento del Principe Filippo II di Taranto, devotissimo a questo Ordine. La nuova chiesa, dedicata a San Domenico, fu dunque terminata nel 1681 da un ampliamento di quella preesistente, di cui resta solo il coro e una cappella utilizzata come terrasanta.
Il sagrato si trova ad una quota sopraelevate rispetto alla strada e vi si accede da una scala laterale.
Impiegato per vari usi pubblici a causa della cancellazione degli Ordini religiosi nel 1809, ora l’ex convento ospita la parrocchia, fondata nel 1939, che in occasione del 60° anniversario ha ricevuto una reliquia di S. Domenico dalla Basilica del Santo a Bologna.

Secondo Esterno

La facciata ha un doppio ordine scompartito da paraste verticali, divise da un cornicione marcapiano con lesene terminanti in un capitello ionico. Il binato delle lesene serve a delimitare lo spazio della navata da quello aggettante del transetto, formando tre riquadri completati da nicchie e timpani. Il portale di ingresso presenta colonne e semicolonne scanalate sormontate dal frontone con timpano spezzato. Il timpano triangolare non è stato mai completato.

Primo interno

La chiesa ha croce latina, e la navata unica è cadenzata sui lati da setti murari dai quali si dipartono archi a tutto sesto che danno origine a una volta a botte lunettata e unghiata in corrispondenza delle finestre e alle cappelle laterali. La volta si incrocia con quella del transetto, al centro del quale si legge l’iscrizione “MAST. ANTONIO MALDARIZZI MDCLXXXI”. Il presbiterio si trova in posizione sopraelevata.
La fascia sul cornicione marcapiano è decorata con fregi a motivi floreali, animali fantastici, simbolici e volti umani, probabilmente di esecutori o committenti.

In origine la chiesa aveva nove altari: l’altare maggiore, i due nel transetto dedicati a San Domenico e al SS.mo Rosario e i sei delle cappelle laterali dedicati al Crocifisso, alla SS.ma Annunziata, a S. Vincenzo, a S. Pietro Martire, a S. Tommaso e a S. Rosa.

Entrando a sinistra la prima cappella, che oggi ospita il fonte battesimale, sostituisce l’altare di S. Tommaso costruito nel 1685 e conserva ancora il dipinto raffigurante l’Estasi di S. Tommaso di Lucrezia Ubaldini da Bari, dello stesso anno, in cui il santo, in abito domenicano, solleva le braccia e lo sguardo al cielo attorniato e retto da angeli. In basso la torcia accesa, simbolo domenicano, in alto “…ESSA CRUCE MIRIFICA CINGIST…” e sulla targa “P. IOES. BAPTA CONVER.S / A CASTA HOC FACERE FEC.T/PRO EIUS DEVOTE ANNO D.NI 1685”.

La prima cappella a destra è dedicata dal 1952 a S. Lucia per devozione di Angela Larizza, mentre in origine era dedicata a S. Pietro Martire.

Secondo Interno            

La seconda cappella è dedicata a S. Antonio. Di origine gentilizia, con l’altare in tufo rivestito di stucco e cinque tondi un tempo arricchiti da tele di santi abati domenicani sistemati a corona intorno al dipinto principale, è stata inizialmente intitolata a S. Rosa e nell’Ottocento alla Madonna del Carmine.

La seconda cappella a destra, caratterizzata da una decorazione parietale modesta e un altare rifatto negli anni Cinquanta e per un periodo dedicata a S. Giuseppe, ospita una statua di legno scolpito e dipinto del XVIII secolo di San Vincenzo Ferrer, protettore dei muratori, in cui il santo indossa l’abito domenicano, ha il braccio destro sollevato e la gamba sinistra su un globo. In basso un angelo regge un libro recante l’iscrizione “TIMETE DEUM ET DATE ILLI HONOREM”, dall’Apocalisse di S. Giovanni.

Terzo interno   

La terza cappella è stata completamente rinnovata nel 1941 e dedicata al Cuor di Gesù, mentre in origine apparteneva alla SS. Annunziata. Su questo lato della navata si trova anche il pulpito in legno originale della chiesa.
Dipinto raffigurante L’Annunciazione, risalente alla fine del XVII secolo e fedele a uno schema iconografico tipico del barocco. Su uno sfondo paesaggistico l’arcangelo Gabriele porge un giglio alla Vergine inginocchiata in atto di preghiera, circondati da angioletti e sormontati dalla colomba dello Spirito Santo.
A destra l’altare del Crocifisso a intonaco colorato, arricchito da un crocifisso ligneo del XV secolo modificato con aggiunte in cartapesta.
Dipinto raffigurante la Crocifissione, secondo una struttura iconografica tipica dell’esperienza pittorica pugliese di fine Seicento.
Il dipinto sull’ingresso principale rappresenta il Miracolo di Soriano, secondo il quale nel 1530 un frate domenicano di Soriano, in Calabria, vide in sogno la Vergine che portava in dono un ritratto di S. Domenico dalle proprietà miracolose accompagnata da Maria Maddalena e Santa Caterina d’Alessandria, ritrovandolo realmente al risveglio. La Vergine al centro della composizione regge con entrambe le mani il quadro, con Maria Maddalena e Santa Caterina raffigurate a sinistra e a destra. Il frate domenicano ne sostiene il bordo, inginocchiato di profilo. In basso il busto del donatore, in abiti seicenteschi.

Quarto interno

A sinistra nel transetto troviamo l’altare in stucco dipinto della Madonna del Rosario, dove due colonne laterali sormontate da un timpano spezzato inquadrano la nicchia contenente la statua lignea della Madonna del Rosario e precedentemente la tela ora al centro del coro. Su questo lato si apre anche un ingresso di servizio e la sacrestia.
Sul lato destro dell’altare si trova una nicchia che un tempo ospitava la statua di legno scolpito e dipinto del XVIII secolo di San Vincenzo Ferrer, ora nella seconda cappella a destra.

L’abside con il coro è sormontato da un arco trionfale a doppio cono decorato a palmette e comunica con la sacrestia e la scala del campanile. Il presbiterio è delimitato da una balaustra in pietra, mentre ai lati del barocco altare maggiore si trovano due volute e angeli reggi fiaccola che provengono da un vecchio monumento ai caduti realizzato per volontà della Confraternita del Rosario dal Cav. Raffaele Caretta di Lecce, autore anche delle stazioni della via Crucis.

A sinistra una lapide del 1727 che ricorda la concessione di tutti i privilegi e dell’indulgenza plenaria all’altare da parte del Pontefice Benedetto XIII, appartenente all’ordine dei Domenicani, con il seguente testo: “BENEDICTUS XIII EX ORD.NE PRAEDICATORUM / AD PERENNE SUAE RELIGIONIS DECUS SUI NOMINIS / IMMORTALITATEM & DEI GLORIAE / CELSITUDINEM / OMNIA HUCUSQUE SUIS A PRAEDECESSORIBUS / PRAEDICTO ORDINI INDULTA PRIVILEGIA AUXIT / CONFIRMAVIT ALIAQUE PROFUSA LIBERALITATE / CONCESSIT / INTERQUE CEDRO DIGNA JURISDICTIONES / PLENARIAS INDULGENTIAS CUNCTIS ALTARIBUS / SINGULISQ. FRATRIBUS / IMUNITATES EXEPTIONES AC IMEDIATAM SUBIECTNEM / SANCTAE SEDI ELARGITUS EST / CUM QUA OPUS SACRAMENTO FIRMATUM / DE NON REVOCANDO INUIT / ANNO A PARTU VIRGINIS MDCCXXVII / QUA DE RE FR. AUGUSTINUS DE SALVATORE / HUIUS PROV.AE MAG.ER PRO.LIS AETERNITATI / CONSULENS” arricchita successivamente da “TITULUM / TEMPORIS INIURIA LABEFACTUM / BMV ROSARII CONFRATRES / ARS MDCCCXCII INSTAURANDUM / CURARUNT”.

Al centro del coro un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario, spostata dall’omonimo altare. È attribuito a Gianserio Strafella e risale attorno al 1571, anno della battaglia di Lepanto nella quale la flotta della “lega santa” sconfisse la flotta turca, un avvenimento legato festa della Madonna del Rosario. Il dipinto, ricco di personaggi tra cui Papa Pio V, re Filippo II, Caterina d’Austria, un vescovo, un cardinale, dei confratelli incappucciati e alcuni devoti, ripropone la classica iconografia della consegna da parte della Madonna della corona del Rosario ai santi Domenico e Caterina da Siena. La composizione è contornata da quindici ovali in cui sono rappresentati i misteri del Rosario, e al centro della parte bassa vi è l’iscrizione: “PURPUREAS PREBETE / ROSAS FLORESQ. MARIAE / UT NOBIS…T…PREB.E A ILLA SUUM”.

Sulla balaustra è conservato un organo del XVIII secolo, composto da venticinque canne in stagno e decorato sul frontone dallo stemma della confraternita del Rosario.

Sul lato destro del transetto l’altare di S. Domenico, arricchito da una decorazione composta da tre colonne per Iato terminanti in un timpano spezzato con al centro l’immagine del Padreterno, a inquadrare la nicchia con la statua lignea del santo.

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